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silenzi e rumori del carcere


Disagio


1 settembre 2007



Lavavetri un caso di in-giustizia

Sono sempre gli ultimi, i più deboli, a rimetterci...è facile colpire chi ha poco o nulla per difendersi...questa non è sicurezza né giustizia... è solo prevaricazione nell'illusione di rendere più sicure le nostre città con una stretta sicuritaria e con una politica ispirata alla "tolleranza zero".
Ma realmente siamo convinti che percorrere strade simili - lavavetri via dalla strade, rom fuori dalle città, clandestini rinchiusi nei centri di permanenza temporanea o in carcere ... - risolva la complessità di questa società. O è solo il modo più veloce e semplicistico per ottenere consenso- che poi si trasforma in voti - nell'opinione pubblica? Ma la politica - almeno quella seria, almeno quella di sinistra (vera) – non dovrebbe cercare di affrontare i problemi con saggezza per percorrere strade intelligenti ed evitare di cavalcare l’onda dell’emotività promettendo carcere e repressione?

  

Associazione Antigone e Associazione Progetto Diritti: “Assicureremo loro consulenza legale"

Le Associazioni Antigone e Progetto Diritti hanno deciso di assicurare consulenza legale a quei lavavetri che a Firenze saranno denunciati a seguito dell’ordinanza del Comune. La consulenza legale riguarderà: 1) gli eventuali strascichi penali provocati dalla denuncia della polizia municipale; 2)l’effettuazione di pratiche di regolarizzazione; 3) l’eventuale ricorso al TAR e successivo ricorso alla Consulta, alla luce dei possibili profili di illegittimità costituzionale del provvedimento assunto dal Comune di Firenze.A tal fine le due Associazioni mettono a disposizione le loro strutture fiorentina e nazionali per tale sostegno legale:

 contatti 

“Il provvedimento fiorentino – dichiarano Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, e Mario Angelelli, presidente nazionale di Progetto Diritti – è un provvedimento che si muove nel senso dell’esclusione sociale e non invece del buon senso e dell’integrazione. Noi che le carceri le conosciamo da vicino possiamo ben dire agli amministratori di Firenze che di tutto c’era bisogno tranne che di una stretta punitiva nei confronti di pacifici lavoratori”. 



Roma, 30 agosto 2007.


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28 gennaio 2007



Solitudini….

 

Nel carcere, oltre il muro, dentro ognuno di noi

 


 




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17 dicembre 2006


 Stazione Termini: viaggio nel paradosso

In questi giorni pre-festivi la Stazione Termini è sfavillante: colori, luci, decorazioni, stand lussuosi dove si regalano cioccolatini e altri piccoli doni (non certo per spirito natalizio ma per una massiccia e vistosa pubblicità) …. basta però avvicinarsi ai lati della  stessa per accorgersi che  tutto questi bagliori si trasformano in grigio.

Lì ci sono gli outsiders, gli esclusi, quelli che non producono, quelli che vivono ai margini, quelli che ti avvicinano per chiederti qualche spicciolo magari per comprarsi la  loro dose quotidiana di illusione e i più, stringendosi nei caldi cappotti, se ne vanno indispettiti, senza voglia di vedere i paradossi e le ingiustizie di questa nostra società.

Sono consapevole che le differenze ci saranno sempre così come ci sarà sempre chi pensa solo al suo benessere indifferente verso l’altro, ma forse ora stiamo esagerando…sono stanca di vedere tanta disperazione, tanta solitudine, tanto dolore. Lo so che sono una sognatrice, un’illusa…ma mi piacerebbe tanto che si tornasse ad una società più umana…dove un sorriso, una stretta di mano, un caloroso abbraccio o divedere un pasto caldo siano più gratificanti di un telefonino di ultima generazione.

 




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1 dicembre 2006


Quando l’ipocrisia favorisce il  contagio.


Il carcere con i suoi alti muri non impedisce al virus dell’HIV di penetrarvi…anzi proprio al suo interno  molti giovani e non, sono diventati o hanno scoperto di essere sieropositivi.

Atteggiamenti non corretti, come l’uso comune di rasoi, forbicine e a volte anche spazzolini da denti o l’abitudine di tatuarsi con attrezzi “artigianali” aumentano notevolmente il rischio di contagio.

Ma il contagio può esserci anche attraverso l’utilizzo di siringhe non sterili e attraverso  rapporti sessuali non protetti.

Si perché in carcere, è inutile negarlo o fare finta di niente, la droga comunque circola e se non si posseggono siringhe sterili si usano, in comune, quelle che ci sono o si sostituiscono, sempre facendone uso collettivo, con una biro modificata appositamente.

Così come in carcere, nonostante la cella sia considerata luogo pubblico,  può capitare che ci siano dei rapporti sessuali.

E allora che fare?

Forse è giunto il momento di smettere di fare gli ipocriti e, ammettendo esplicitamente che in carcere ci si droga e si fa sesso, iniziare a fornire gratuitamente siringhe sterili e preservativi.

Solo così, assieme ad una politica di prevenzione ed informazione (carente anche fuori in verità)  si può contenere un virus che non è sconfitto e da cui dobbiamo difenderci tutti.




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17 agosto 2006


…..io speriamo che me la cavo

 

È di oggi la notizia che a Padova un  ragazzo è stato malmenato e derubato del suo telefonino da una banda di coetanei perché rifiutatosi di dare loro sessanta centesimi.

La notizia conferma quanto dichiarato pochi giorni fa dal ministro Amato, durante la presentazione della relazione annuale sulla sicurezza in Italia,  in cui viene rilevato un aumento  della delinquenza giovanile.  Il ritratto che ne viene fuori è sconcertante.

Gruppi di giovani o giovanissimi, non sempre strutturati  in vere e proprie  gang (ovvero: leader,  gregari, controllo del territorio ),  impegnati, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, in rapine da strada, furti, estorsioni, violenze anche sessuali ai danni dei loro coetanei.

Ragazzi che essendo principalmente stranieri o rom sicuramente non usufruiranno, come invece succede per i giovani italiani, della messa alla prova - una specie di probation -  o  della mediazione penale ma finiranno dritti dritti negli istituti minorili, iniziando il più delle volte una carriera criminale che li vedrà entrare ed uscire dal carcere  (come attraverso una porta girevole impazzita) per il resto della loro vita.

Ora mi chiedo se questi ragazzi, che non giustifico è ovvio ma che voglio comprendere, sono davvero dei pericolosi criminali, dei delinquenti nati per usare una definizione cara al Lombroso, oppure sono solo il frutto di una società distratta che per rincorrere un falso modello di benessere dimentica di accudire i suoi figli?

Non è forse il caso di chiedersi perché questo accade e  affrontare la questione all’origine cercando di risolvere il problema alla radice e non solo tamponando gli effetti che esso produce?

Cercando  di dare loro una possibilità che con il carcere non avrebbero.




permalink | inviato da il 17/8/2006 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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La battitura

Nel gergo del carcere il termine  battitura viene usato  per indicare l’operazione che gli agenti di polizia penitenziaria compiono, giorno dopo giorno, per accertarsi che nessuno abbia segato le sbarre.

Ma la battitura può essere anche fatta dai detenuti che, per richiamare l’attenzione su particolari problemi o necessità, usano battere contro porte e finestre pentole o altre suppellettili.

Anche questo diario vuole essere, come una simbolica battitura,  un mezzo che oltrepassando sbarre e muri (non ultimo quello dell’indifferenza) arrivi al passante distratto e, magari solo per cinque minuti,  lo faccia riflettere senza pregiudizi o falsi giudizi su cosa sia realmente il carcere e sulle storie di chi vi è ristretto.


 

Per te...che tu possa tornare a solcare il mare della tua vita libero e forte come lei
Sabrina

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