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silenzi e rumori del carcere


Diario


11 febbraio 2007


PENA DI MORTE SIMBOLICA

Susanna Ronconi – presidente di ForumDroghe  e membro fondatore di “Fuoriluogo”-  è stata nominata dal ministro Ferrero  tra i membri della Consulta sulle tossicodipendenze. Questo ha scatenato molte reazioni di dissenso da parte dell’opposizione che, il primo febbraio, è arrivata a presentare al Senato una mozione di sfiducia individuale contro il ministro Ferrero reo di avere nominato "una ex brigatista rossa e successivamente fondatrice di Prima Linea" propria consulente.

Bisogna ricordare, come giustamente fa Franco Corleone (Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze), su un articolo uscito il 10 febbraio su liberazione, che la partecipazione alla Consulta della Ronconi, a titolo gratuito, “non configura affatto un rapporto diretto con il ministro, ma garantisce la messa a disposizione pubblica del proprio sapere in una sede pluralista che garantisce voce alle diverse opinioni ed esperienze”.

La nostra Costituzione all’articolo 27 comma 3 sancisce che la funzione della pena deve essere rieducativa…. In pratica questo bel principio significa che una volta espiata la pena il cittadino/a che torna in libertà ha il diritto di vivere la sua vita in pieno e se ha le capacità per farlo può anche impegnarsi in attività importanti.

E allora perché ogni volta che qualche “illustre” ex detenuto riveste, a pieno titolo, un incarico impegnativo si scatenano questi accesi dibattiti, che in verità suonano più come accuse, sentenze e demagogia spicciola. (Penso al caso in esame, ma anche a Sergio D’Elia e a Scattone per citarne alcuni). “Sembra quasi – sempre per usare le parole di Corleone -  che per certi reati non vi sia possibilità di riscatto…che la lettera scarlatta dell’infamia non può essere rimossa”

Mi auguro invece che le persone non si facciano confondere dalle querelle politiche e capiscano che l’unico modo per reinserire nella società chi ha commesso uno sbaglio – anche grave -  è dandogli una possibilità.

 




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La battitura

Nel gergo del carcere il termine  battitura viene usato  per indicare l’operazione che gli agenti di polizia penitenziaria compiono, giorno dopo giorno, per accertarsi che nessuno abbia segato le sbarre.

Ma la battitura può essere anche fatta dai detenuti che, per richiamare l’attenzione su particolari problemi o necessità, usano battere contro porte e finestre pentole o altre suppellettili.

Anche questo diario vuole essere, come una simbolica battitura,  un mezzo che oltrepassando sbarre e muri (non ultimo quello dell’indifferenza) arrivi al passante distratto e, magari solo per cinque minuti,  lo faccia riflettere senza pregiudizi o falsi giudizi su cosa sia realmente il carcere e sulle storie di chi vi è ristretto.


 

Per te...che tu possa tornare a solcare il mare della tua vita libero e forte come lei
Sabrina

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