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silenzi e rumori del carcere


Diario


17 dicembre 2006


 Stazione Termini: viaggio nel paradosso

In questi giorni pre-festivi la Stazione Termini è sfavillante: colori, luci, decorazioni, stand lussuosi dove si regalano cioccolatini e altri piccoli doni (non certo per spirito natalizio ma per una massiccia e vistosa pubblicità) …. basta però avvicinarsi ai lati della  stessa per accorgersi che  tutto questi bagliori si trasformano in grigio.

Lì ci sono gli outsiders, gli esclusi, quelli che non producono, quelli che vivono ai margini, quelli che ti avvicinano per chiederti qualche spicciolo magari per comprarsi la  loro dose quotidiana di illusione e i più, stringendosi nei caldi cappotti, se ne vanno indispettiti, senza voglia di vedere i paradossi e le ingiustizie di questa nostra società.

Sono consapevole che le differenze ci saranno sempre così come ci sarà sempre chi pensa solo al suo benessere indifferente verso l’altro, ma forse ora stiamo esagerando…sono stanca di vedere tanta disperazione, tanta solitudine, tanto dolore. Lo so che sono una sognatrice, un’illusa…ma mi piacerebbe tanto che si tornasse ad una società più umana…dove un sorriso, una stretta di mano, un caloroso abbraccio o divedere un pasto caldo siano più gratificanti di un telefonino di ultima generazione.

 




permalink | inviato da il 17/12/2006 alle 16:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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La battitura

Nel gergo del carcere il termine  battitura viene usato  per indicare l’operazione che gli agenti di polizia penitenziaria compiono, giorno dopo giorno, per accertarsi che nessuno abbia segato le sbarre.

Ma la battitura può essere anche fatta dai detenuti che, per richiamare l’attenzione su particolari problemi o necessità, usano battere contro porte e finestre pentole o altre suppellettili.

Anche questo diario vuole essere, come una simbolica battitura,  un mezzo che oltrepassando sbarre e muri (non ultimo quello dell’indifferenza) arrivi al passante distratto e, magari solo per cinque minuti,  lo faccia riflettere senza pregiudizi o falsi giudizi su cosa sia realmente il carcere e sulle storie di chi vi è ristretto.


 

Per te...che tu possa tornare a solcare il mare della tua vita libero e forte come lei
Sabrina

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